LE ORIGINI

Spiegare le origini del Palio del Niballo non è cosa semplice: anche se alcuni testi antichi e moderni ci vengono incontro, le notizie giunte ai giorni nostri dal lontano Medio Evo restano comunque frammentarie e danno adìto a varie interpretazioni.
Di certo sono i Franchi a promuovere la diffusione di queste competizioni, solitamente indette dal nobile del luogo che decide anche il tipo di campo e le armi da usare, dandone poi la competenza al “maestro di campo”.
I cavalieri combattono con i colori della dama del cuore. La giostra più diffusa è quella “alla barriera”, nella quale gli sfidanti partono dai lati opposti del campo e lo percorrono a spron battuto, separati da uno steccato, cercando di disarcionare l’avversario quando lo incrociano, colpendolo in determinati punti dello scudo o della corazza
Per far ciò viene quasi sempre utilizzata la “bigorda” o “bagorda”, una lancia leggera sul tipo di quelle oggi usate per il palio moderno: si tratta di armi “cortesi”, usate col semplice fine di disarcionare l’avversario e non di eliminarlo fisicamente tanto che spesso la sfida finisce davanti ad un banchetto.

 

LA STORIA

A Faenza la prima giostra di cui si hanno notizie è la Giostra del Barbarossa, quintana voluta nel gennaio 1164 dall’imperatore Federico Barbarossa, ospite di Enrico e Guido Manfredi, per verificare la maestrìa dei faentini in battaglia.

Si giostra con armi di legno, per ottemperare alle disposizioni della Chiesa, in un orto detto Bryolo posto dietro la casa dei Manfredi, nell’attuale via Baroncini.
 
L’avvenimento resta a lungo impresso nella memoria popolare e dopo quella del Barbarossa si correranno a Faenza dal XIII  secolo in poi, per periodi più o meno lunghi, altre quattro giostre:
 
- Palio di San Nevolone
- Palio dell' Assunta 
- Palio di San Pietro
- Quintana del Niballo
 
PALIO DI SAN NEVOLONE
Probabilmente si tratta del palio tradizionale più antico di Faenza. Si svolgeva il 27 luglio e veniva organizzato dalla “matricola dei calzolai”, il cui patrono era appunto San Nevolone.
Non si sa con precisione quando la manifestazione abbia avuto inizio: sicuramente qualche anno dopo la morte dell’asceta, avvenuta il 27 luglio 1280.
A quei tempi il giorno di San Nevolone era un giorno festivo ed i calzolai ne celebravano la festa anche con una sfilata fra imprecisati Rioni (in una cronaca dell’epoca si parla del rione del Drago).
A Faenza esiste quindi già nel Duecento uno spirito rionale, che sfocia in diatribe anche politiche: un cronista dell’epoca narra che nei rioni di porta Ponte e porta Ravegnana risiede la fazione guelfa della città, mentre in porta Imolese e porta Montanara prevale la fazione ghibellina
 
PALIO DELL' ASSUNTA
Nel 1410 Gian Galeazzo I riforma gli Statuti della città, stabilendo anche le offerte che la comunità deve fare in occasione delle principali feste della città.
Da queste norme sono regolate, fra le altre, la festa dell’Assunta del 15 agosto, col popolo che il giorno precedente si reca in Santa Maria Foris Portam ad offrire i ceri, e la festa dei Santi Pietro e Paolo del 29 giugno, con offerte fatte al Capitolo dei Canonici per l’abbellimento della Cattedrale.
Il Palio dell’Assunta, detto Bravium, si svolgeva il 16 agosto ed il premio per il vincitore era appunto un palio (dal latino palium, letteralmente mantello o drappo di stoffa finissima) di colore verde, acquistato dal Comune, il quale offriva un premio anche al secondo e al terzo classificato, rispettivamente una porchetta e un gallo con spezie e agli.
 
PALIO DI SAN PIETRO
Si correva nel giorno dedicato al Santo, il 29 giugno. Troviamo le prime notizie ufficiali negli Statuti del 1410, tuttavia la sua istituzione potrebbe essere più antica, visto che fin dai tempi remoti (la notizia più vecchia risale al 1136) San Pietro fu scelto come protettore di Faenza.
La nascita di questo palio potrebbe essere legata alla festa di San Pietro che si celebrò dal 1379 al 1387. Dal 1410 in poi, l’unica variante rispetto al bravium dell’Assunta è data dal colore del drappo, rosso anziché verde.
Per il resto, la gara partiva sempre da Pieve Ponte ed anche i premi (palio, porchetta e gallo con spezie) erano gli stessi. A discrezione del Podestà, si poteva correre in sella ai cavalli oppure coi cavalli lanciati dai loro barbareschi.
 
QUINTANA DEL NIBALLO
Le prime notizie ufficiali sulla Quintana del Niballo risalgono al 13 febbraio 1596, ma molto probabilmente si disputava già in precedenza.
Contrariamente alle altre manifestazioni, svolte in occasione di feste religiose, la quintana era indetta per l’ultima settimana di carnevale, con un palio messo in premio dal Consiglio degli anziani.
La quintana, costruita in ferro, venne chiamata Niballo, la cui etimologia deriva dalla volgarizzazione della parola Annibale, generale cartaginese il cui fratello Asdrubale provocò la devastazione della città nell’anno 208 a.C. e che in epoca medioevale impersonava in senso ampio il nemico moresco, il terribile saracino.
L’onore di partecipare era appannaggio dei nobili, mentre il popolo tifava per l’uno o per l’altro, a volte infervorandosi a tal punto da rendere necessario l’intervento del goveratore della città.
Alcuni documenti confermano che questa competizione, alla quale si riallaccia l’odierno palio del Niballo, si svolse fino al 1796, momento in cui giunsero anche a Faenza gli sconvolgimenti legati alla rivoluzione francese.
 
LA CORSA
 
PanoramicaLa sfida tra i cavalieri dei 5 Rioni ha inizio partendo da un medesimo punto del campo; i contendenti percorrono una pista a ferro di cavallo in direzione contraria fino ad incontrarsi sul Niballo, una statua a mezzo busto raffigurante un saracino che ha alle estremità delle braccia un dischetto in metallo del diametro di 8 cm.
Il primo dei giostranti che, senza aver commesso irregolarità durante il percorso, colpisce il bersaglio, vince lo scontro e provoca l'alzata del bersaglio in segno di vittoria.
Ad ogni scontro, il Cavaliere vincitore conquista uno scudo coi colori del Rione avversario, che viene issato sulla tribuna del proprio Rione.
Risulta vincitore il cavaliere che conquista il maggior numero di scudi.
Se dopo le 20 tornate di rito due o più Rioni hanno conquistato lo stesso numero di scudi vengono ripetuti tra loro altri gironi di sfida per decretare il vincitore.
Nel caso si succedano 3 gironi completi senza vincitore, il Palio, un vessillo di stoffa ricamata o dipinta, tagliato verticalmente a metà, dovrà essere assegnato in parità ai due rioni, eventualità fino ad oggi mai verificatasi.
La forza del cavallo, la sua velocità e soprattutto la maestria e l’audacia del cavaliere sono le armi vincenti per conquistare l’ambito Palio.
Terminata la gara spetta al Gruppo Municipale la consegna dei premi:
il Palio al Rione vincitore, la porchetta al Rione secondo classificato, il gallo e l’aglio al terzo.
Al Cavaliere vincitore viene consegnata la “Torre D’oro”, mentre al Rione ultimo classificato va la “chiave”, con la quale chiude simbolicamente le porte del campo di gara, e l’ordine della sfilata in uscita è determinata dalla classifica finale.